Accanto agli studiosi nostrani occorre riferirsi anche alle ricerche di Cummins, Toukomaa, Genesee e Mc Cornack e ad altri autori che qui per brevità di nota non è possibile citare.
Per essi è ormai cosa normale e efficace, non fonte di preoccupazioni e di riduzionismi linguistici , fare riferimento all'attuale modello di scuola svedese ed all'esperienza delle scuole bilingui che da decenni in molti Stati dell'Unione Europea attuano un insegnamento che ha integrato lo studio della lingua d'origine di alunni non autoctoni nel programma della scuola locale.
Anche le lingue e le culture, dice il prof. Buschor, già capo del Dipartimento dell'istruzione del Cantone Zurigo, si muovono e si sviluppano oggi in modo intenso, per cui il plurilinguismo e le competenze multiculturali sono una qualificazione chiave nella formazione dei giovani.
I corsi di lingua e cultura materna sono una risorsa educativa, integrata nella scuola dell'obbligo e che ne completa la funzione. Ciò è anche documentato nelle attività linguistiche svolte nelle scuole zurighesi che hanno potuto applicare le linee direttive contenute nel recente "Rahmenlehrplan" per l' insegnamento della lingua materna nei corsi linguistici(HSK.).
Per scienza ed esperienza siamo convinti di ciò ed anche della testimonianza delle scuole bilingui, come per esempio, quella tedesca ed americana, la John F. Kennedy di Berlino, che da oltre trent'anni impartisce l insegnamento nelle due lingue.
In questa scuola, come nelle scuole organizzate e sostenute dall' U.E., la prassi scolastica ha consolidato due principi fondamentali che dovrebbero trovare un adeguato riscontro nelle scuole di altri Paesi frequentate da giovani di origine straniera:
- lo studio della lingua e cultura d'origine, sin dalla scuola materna e fino al termine della scuola secondaria, viene valorizzato nel curriculum scolastico locale
- per lo studio della lingua materna né le famiglie né gli insegnanti locali parlano di sovraccarico linguistico (Ueberlastung o Ueberforderung).
Si parla invece, e con coerenza pedagogica e linguistica, dello sviluppo di un equilibrato bilinguismo e biculturalismo che costituisce, come dice Buschor, un grande vantaggio per la futura professione del giovane.
Di questo vantaggio si deve parlare, di questo vantaggio linguistico, sociale e comunicativo devono essere convinti genitori e formatori, ma segnatamente i docenti della scuola zurighese che, attualmente nelle diverse Schulgemeinde, sono impegnati a diffondere tra gli alunni d'origine straniera i formulari per l'iscrizione ai corsi linguistici, i noti H.S.K. (heimatl.Sprach-u. Kultur Kurse),che permettono la loro organizzazione nelle scuole locali.
Lingua materna e apprendimento della lingua locale
Negli studi e nei progetti sulla formazione linguistica dei bambini emigrati di questi ultimi tre decenni, la presenza e il valore della lingua materna sono stati separati e sommersi da vari problemi e critiche riguardanti l'apprendimento della lingua locale.
La stessa scuola, come istituzione educativa nazionale, è rimasta nel suo ambito monoculturale, ha realizzato programmi ed iniziative indirizzate principalmente allo sviluppo della lingua locale, senza considerare la presenza e il valore della lingua materna e di conseguenza l'opportunità pedagogica di sviluppare i principi dell'integrazione linguistica e dell'educazione interculturale.
Per gli alunni di origine straniera è stata permessa la trascrizione nella pagella del voto conseguito nello studio della propria lingua materna, ma esso non può far media, come si vorrebbe, con gli altri conseguiti nelle discipline curricolari.
Diversamente da quanto avviene nelle scuole svedesi, in altri Paesi europei non sono stati considerati i vantaggi che sotto vari aspetti produce lo studio della lingua materna o d'origine nel curriculum della scuola locale e nel processo di formazione dei giovani di famiglie emigrate.
Si pone l'attenzione allo sviluppo del modulo monoculturale e si evidenziano spesso gli aspetti negativi dello studio della lingua materna e, tra essi, quello più ricorrente, l'Ueberlastung che gli alunni d'origine straniera incontrerebbero nel frequentare i corsi linguistici.
Alcune ricerche di quelle citate mostrano invece che questi alunni hanno una "aussergewandte geistige Lebhaftigkeit und Spontaneität", oppure esprimono giudizi positivi verso l'apprendimento della lingua materna, come "die Muttersprachliche Fähigkeiten sind für den Zweitspracherwerbs von zentrale Bedeutung " o "die moglichst gute Beherrschung der Muttersprache ist Grundvoraussetzung für das Erlernen von Deutsch als Zweitsprache".
Certo nello studio delle due lingue (materna e lingua locale ) - nel nostro caso italiano e tedesco - i bambini d'origine italiana, come tutti i ragazzi che si trovano a scuola impegnati su due fronti, diversamente dai loro compagni svizzeri monolingui, possono incontrare incertezze e difficoltà nel processo di apprendimento. Una giusta metodologia ,una programmazione accurata ed una fattiva collaborazione tra insegnante locale e insegnante di lingua d'origine ,come sta avvenendo nelle scuole zurighesi ( introduzione del Rahmemnlehrplan-HSK.) permettono di comporre e dare adeguate soluzioni ai problemi che si presentano.
Certo non va dimenticato che per l'alunno di origine straniera siamo dinanzi ad un apprendimento di due lingue, diverso da quello esperito dal monolingue autoctono, e quindi di fronte a due apprendimenti diversi per metodo e per contenuto, a due tipi di attività linguistiche e culturali che costruiscono gradualmente un soggetto bilingue durante il periodo della scuola dell'obbligo, un soggetto che, secondo Cummins, ha una "Sprachfähigkeit" superiore a quella del monolingue. È quanto anche abbiamo potuto riscontrare in alcune ricerche condotte tra il 1993 e il 1997 nelle scuole della Svizzera Orientale su alunni di origine italiana che frequentavano i corsi linguistici (HSK. 1993- 1997),come pure in quelle condotte nelle scuole del Cantone di Zurigo ( 1998- 2004),viga.